Dentro le canzoni #29 – Stevie Wonder – Golden Lady
Da Innervisions (1973)

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Al centro di questa canzone c’è una donna, reale o immaginaria non lo sappiamo, ma possiamo convenire sul fatto che questa figura femminile è così preziosa per l’autore da considerarla alla stregua dell’oro.

Stevie Wonder ha una conversazione con questa donna misteriosa che chiama Golden Lady. Dall’incontro scaturiscono delle visioni interne al suo animo per vedere le quali non servono gli occhi fisici ma la sensibilità che solo un artista come lui possiede e che è capace di tradurre in liriche pure e sincere. Il brano che ne risulta è una delle prove migliori della creatività di Stevie Wonder e comunque una delle canzoni d’amore più sorprendenti tanto da far affermare a un suo fan: “ Se non provi niente quando ascolti GOLDEN LADY vuol dire che sei morto “. Nonostante questo, GOLDEN LADY rimane un tesoro un po’ nascosto della sua discografia perché di lui si ricordano più spesso SUPERSTITION, LIVING FOR THE CITY, una descrizione cinematografica di sfruttamento e ingiustizia, YOU HAVEN’T DONE NOTHIN’, YOU ARE THE SUNSHINE OF MY LIFE e molte altre.

Con i miei occhi chiusi guardo nei tuoi occhi paradisiaci e aspetto di essere sorpreso. Non ho paura di seguirti là dove ci sono amore e bellezza come non ho mai visto. Sarai tu a indicarmela. Golden Lady mi piacerebbe andare là, portami via subito.

Un po’ di acqua e di sole fanno crescere un fiore in un sorriso amorevole, questa è la vera fioritura e so con chiarezza che tu sei un sogno che diventa realtà e non c’è modo che io lo perderò. Golden Lady mi piacerebbe andare là, portami via subito.

Racconta Stevie Wonder: “ Anni fa qualcuno mi ha detto che avevo tre punti a mio sfavore, sono nero, sono cieco e povero. Ma Dio mi disse: ti farò ricco nello spirito per ispirare gli altri e creare musica che incoraggi il mondo a essere un luogo di unità, speranza e positività. Ho creduto a Lui e non a loro “.

Basta dare un’occhiata anche superficiale ai passaggi fondamentali della sua carriera per rendersi conto che Stevie Wonder, polistrumentista del Michigan, ha onorato l’incarico affidatogli anni fa dal Padreterno.

Ha contribuito con Marvin Gaye e Sly and The Family Stone a rinnovare la black music introducendo nei suoi brani strumenti nuovi come il sintetizzatore e mescolando vari generi dal folk al jazz in abbinamento a testi sempre più introspettivi e socialmente impegnati. 24 Grammy Awards non si vincono per caso.

Ingaggiato dalla Tamla Motown quando era poco più che un ragazzino, pubblica i primi dischi a dodici anni, THE JAZZ SOUL of LITTLE STEVIE WONDER e TRIBUTE TO UNCLE RAY, una raccolta di cover del suo idolo Ray Charles del quale ignorava la cecità. Solo dopo essersi incontrati di persona i due realizzarono di avere in comune la mancanza della vista oltre al grande talento per la musica.

A tredici anni diventa l’artista più giovane in vetta alla classifica Billboard Pop Singles con il brano FINGERTIPS PART ONE-TWO registrato live al Regal Theater di Chicago con un giovane Marvin Gaye alla batteria e uno scatenato Stevie al canto e all’armonica.

GOLDEN LADY è uno dei brani dell’album INNERVISIONS del 1973 composto nel periodo in cui si trasforma da “ Little Stevie “ il romantico balladeer ad artista maturo e conscio delle sue possibilità di esprimere con la musica se stesso e le sue convinzioni politico-sociali intervenendo direttamente nei conflitti della sua generazione.

Il periodo glorioso di Stevie Wonder, iniziato nel 1972 con TALKING BOOK, continuato con FULFILLINGNESS FIRST FINALE, si chiude con la pubblicazione nel 1976 di SONGS IN THE KEY OF LIFE. Lavorando 24 ore al giorno, aveva creato tanto materiale musicale da rendere necessario un album doppio contenente ben 21 brani.

Il commento del boss della Motown Berry Gordy fu lapidario: “ Tu sei pazzo ma va pure avanti “. Nel frattempo aveva già firmato con lui un contratto milionario rendendo Stewie Wonder il musicista più pagato al mondo.

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