Kent Haruf e Holt
Ricordo di un grande scrittore e di un luogo che non c'è

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Kent Haruf (Pueblo, 24 febbraio 1943 – Salida, 30 novembre 2014)
Nasce in Colorado, figlio di un pastore metodista e di un’insegnante. Si laurea nel 1965 presso la Nebraska Wesleyan University. Durante la guerra del Vietnam diventa obiettore di coscienza e, in sostituzione del servizio militare, lavora a Denver in un ospedale di riabilitazione e in un orfanotrofio. Prima di essere preso dal sacro fuoco della scrittura svolge moltissime attività quali il bracciante agricolo, l’operaio edile, il bibliotecario e il docente universitario.

Nel 1982 pubblica il suo primo racconto, Now (And Then) e nel 1984 il suo primo romanzo, The Tie That Binds che nel 1986 riceve il Whiting Award. La notorietà però viene raggiunta solo nel 1999 con la pubblicazione del suo terzo romanzo, Plaisong, finalista al National Book Award, al Los Angeles Times Book Prize e al New Yorker Book Award.

Nel 2000, dopo un decennio passato nell’Illinois, ritorna in Colorado e si stabilisce in montagna, in una casa di tronchi vicino a Salida dove morirà il 30 novembre 2014, all’età di 71 anni, a causa di una malattia polmonare.

La sua seconda moglie, Cathy Dempsey, in una lettera ai lettori italiani della Trilogia di Holt, lo ricorda in questo modo:
“La scrittura era la sua religione. I personaggi nascevano dalla compassione e dall’amore, persino i “cattivi”. Kent non aveva paura di osservare gli aspetti più oscuri della natura umana; non giudicava i personaggi, ma ne vedeva le ferite, la lotta contro la loro stessa umanità. Altri personaggi mostravano un’indole positiva – Maggie Jones, i fratelli McPheron, Rose Tyler, Lorraine. Kent li amava tutti, e il senso delle sue storie emergeva proprio dalle loro interazioni. Le descriveva in maniera semplice e diretta, senza prediche o giustificazioni; credo che questo sia il motivo per cui i suoi libri hanno commosso e commuovono così tante persone. […]
Kent sentiva una profonda compassione per chiunque, che fosse un parente o un amico. Si rivolgeva a chi gli stesse parlando con un’attenzione tale da far sentire unica quella persona, chiedendo, ascoltando, chiedendo ancora e continuando ad ascoltare.
Il processo di scrittura di Kent era piuttosto insolito. Usava una vecchia macchina da scrivere Underwood e una carta particolare, gialla, che amava molto. […] Indossava un berretto calato fin sugli occhi così da non farsi distrarre dalla punteggiatura, dall’ortografia, dagli a capo, dalla sintassi eccetera. Si “bendava per vedere”. Scriveva i suoi pensieri, a spazio singolo, per una pagina intera. Era in genere un’unica scena. Poi prendeva la pagina e ci scriveva sopra con una matita appuntita (amava le matite appuntite), aggiungendo, cambiando. Quindi riscriveva a macchina l’intera scena senza berretto, con gli spazi raddoppiati, e me la passava perché la ricopiassi al computer. Io gliela restituivo appena ultimata, così che potesse cambiarla ancora, e la riscrivevo – almeno cinque volte – fino a che per lui non era pronta. Naturalmente non la considerava mai davvero finita. […]
È stato un compagno meraviglioso, è stato un uomo meraviglioso.

Nelle storie di Kent Haruf la protagonista silenziosa e sempre sullo sfondo è Holt, Colorado. Una cittadina che non esiste ma che potrebbe richiamare Yuma, sia per la sua posizione rispetto a Denver, sia per la sua dimensione e la divisione delle strade che si dipanano dalla Main Street. Holt è un sito minuscolo immerso nelle grandi pianure americane dove tutte le storie si svolgono tra gli isolati che gravitano attorno alla Main Street e dove la simbiosi con i suoi abitanti è continua e totale. Holt è un luogo dove, molto probabilmente, non vivremmo ma che ci è diventato talmente tanto familiare che dopo la lettura dell’ultimo romanzo di Kent Haruf manca tantissimo.

Mappa di Holt

Ma ora veniamo ai romanzi, tutti pubblicati da NN Editore e tradotti da Fabio Cremonesi. Li ho elencati seguendo l’anno di scrittura e non l’ordine di pubblicazione in Italia.

Vincoli (alle origini di Holt), 2018 (The Tie That Binds, 1984) – Romanzo di esordio dell’autore della meravigliosa “Trilogia della Pianura”. Da qui ha origine il tutto. “Tre negozi, la pensione, il bar, il cimitero e quindici o venti case”: questa è Holt nel 1896 quando Roy Goodnough e sua moglie Ada vi si trasferiscono, partiti dallo Iowa cercando la terra promessa. Romanzo travolgente, come tutte le opere di Haruf, dove intensità e poetica si mischiano per descrivere un’America rurale che diventa teatro delle sofferenze umane e della disperata determinazione dei pionieri che, come dice il bravissimo traduttore Fabio Cremonesi nella sua nota finale, diventa il ritratto di una speranza incrollabile quando non c’è più niente da sperare, tranne affermare, con un ultimo gesto, il diritto alla libertà. In questo primo lavoro Haruf inserisce anche un piccolo contorno noir con cui il romanzo si apre e si chiude e con la figura di Edith ci racconta anche di un pezzo importante della storia dell’emancipazione femminile nel secolo scorso. Dalla quarta di copertina “Questo libro è per le spighe di grano, per le mucche, per i cieli d’estate e la neve, per le stelle e l’erba, per la polvere e il dondolo, per una crostata di ciliegie e per le cartoline; ma questo libro è soprattutto per gli acerbi ragazzi che eravamo, per i dettagli in cui ci siamo persi, per i guai che ci hanno ammaccato, e per la porta che siamo riusciti ad aprire, finalmente liberi di vivere giorni più luminosi.” Da leggere senza se e senza ma.

La strada di casa, 2020 (Where You Once Belonged, 1990) – “Questo libro è per chi cerca punte di frecce nei campi, per chi crede alla promessa di I love you in a thousand ways di Lefty Frizell, per chi balla tutta la notte senza mai arrendersi alla stanchezza, e per chi torna a casa per vedere le sue montagne, anche se non ci sono, anche se sono soltanto una tenue linea frastagliata all’orizzonte.” Scritto prima della “Trilogia della Pianura” e pubblicato per ultimo da NN Editore, questo romanzo ci regala ancora una storia di Holt e di un’umanità fragile, ostinata e tenace. I romanzi di Haruf fanno vivere emozioni forti e fanno incontrare personaggi che poco a poco impari a conoscere e che ti entrano dentro per non lasciarti più. Anche in questo caso ci è riuscito pienamente. Il grande merito di Haruf è stato quello di creare un mondo fatto di personaggi indimenticabili che vivono in un posto sperduto nel quale non succede quasi niente, ma quel niente afferra il lettore e lo tiene con sé.

Trilogia di Holt, 2016 – Problema, da quale iniziare? Da Benedizione (il primo pubblicato in Italia da NN, ma l’ultimo scritto cronologicamente) o da Canto della pianura? Dopo averli letti nell’ordine in cui li ho elencati posso affermare che non è un problema in quanto come dichiarato dallo stesso Haruf questa è una “loose trilogy”, una trilogia slegata, dove i richiami tra un libro e l’altro sono minimi (consiglio in ogni caso di leggere Crepuscolo dopo Canto della pianura). Si racconta della vita a Holt, una cittadina immaginaria del Colorado e della gente che ci vive.

  • Canto della pianura, 2015 (Plainsong, 1999) – È un libro tranquillo, malinconico e pieno di amore con personaggi completamente diversi tra loro le cui vicende, alla fine, si uniscono in un racconto corale di dignità e di rimpianti.
  • Crepuscolo, 2016 (Eventide, 2004) – È potente e cupo ma, nello stesso tempo, un inno alla vita. La tranquillità di Canto della pianura viene spazzata via da vicende tragiche e dure. Ma alla fine i personaggi riprendono in mano le loro vite.
  • Benedizione, 2015 (Benediction, 2013) – È di una bellezza struggente. Haruf racconta la vecchiaia e l’approssimarsi alla fine riuscendo ad infondere una tenerezza infinita al lettore che può arrivare sino alle lacrime. Questa capacità di raccontare la vecchiaia mi ha ricordato Don Robertson (altro grande della letteratura americana).

Haruf con una scrittura scorrevole e semplice riesce a raccontare in modo incredibile la storia di personaggi, semplici, reali, pieni di debolezze, delle loro vicende negative e delle loro sofferenze, ma anche della loro forza nel cercare il giusto riscatto. Mi piace chiudere questo mio appunto richiamando quanto scritto nella quarta di copertina di ogni libro.
Canto della pianura – “Questo libro è per chi ama spostarsi solo con il pensiero, meglio se in poltrona e sotto una coperta a scacchi rossi e blu, per chi riesce a sentirsi a casa anche solo con una finestra aperta sul cielo, per chi cerca su Google maps i luoghi dei libri, meglio se immaginari, e per chi ha deciso di affidarsi al tempo, nella convinzione che lo spazio possa sempre tradirlo.”
Crepuscolo – “Questo libro è per chi ama guardare la danza delle candele sul muro, per chi ascolta la Pastorale di Beethoven, per chi ricorda quando da bambini ci si arredava una stanza con tutto quello che si trovava in giro, e per chi è rimasto solo, al freddo, per tanto tempo, e oggi ha deciso di rimettersi in gioco e correre il rischio di diventare una persona diversa.”
Benedizione – “Questo libro è per chi ama rileggere i classici e vorrebbe perdersi negli spazi della pianura americana (o nelle fotografie di Robert Adams), per chi desidera un cappello da cowboy anche se forse non lo indosserà mai, per chi nutre una sorta di fiducia razionale nel genere umano e crede che le verità gridate siano sempre meno vere di quelle suggerite con pudore.”
Ricordo che se riuscite a trovare il cofanetto invece dei tre libri sciolti, al suo interno potrete anche godervi la mappa della contea di Holt ricostruita da Marco Denti e un messaggio di Cathy Haruf.

Le nostre anime di notte, 2017 (Our Souls at Night, 2015) – Questo è un grande libro melanconico e delicato che va diritto al cuore. E’ la tenera storia di due vecchi vedovi della cittadina immaginaria di Holt che si trovano per poter condividere i momenti di difficoltà data dalla solitudine. Libro prezioso nella sua estrema semplicità che al contrario dei romanzi precedenti è permeato da un senso di urgenza dell’autore che, anziano e malato, lotta contro il tempo per riuscire a raccontare tutta la storia che ha dentro. Purtroppo questo è l’ultimo lavoro di una grande scrittore che mancherà molto.

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