Dann Penn – The Inside Track On Bobby Purify
The Last Music - Continental Record Service/CRS

Condividi:

Dann Penn è un altro di quegli artsiti bianchi che, nella maniera più assoluta, non ha mai preso in considerazione la vergognosa questione razziale che ha trovato il culmine negli anni sessanta, soprattutto in uno degli stati meridionali più schierati degli Stati Uniti, L’Alabama. Lì è nato e cresciuto, a Vernon, spostandosi successivamente nell’area di Muscle Shoals, dove iniziò a frequentare i leggendari Fame Studios di Rick Hall, contribuendo a far nascere una autentica urgenza espressiva, denominata, country soul o southern soul, grazie ad una armonia fra artisti bianchi e neri.

Cantante e musicista, ma con pochi dischi solisti, perché preferiva di più la parte di produttore e, specialmente, di autore, spesso in coppia con, Spooner Oldham e Chips Moman, con i quali scriverà pezzi divenuti memorabili, continuamente reinterpretati ancora oggi, alcuni dei quali fanno parte dell’enciclopedia della musica: At The Dark End Of The Street, Do Right Woman-Do Right Man, Cry Like A Baby, The Letter, It Tears Me Up, You Left The Water Running, e tanti altri, cantati da eccellenze come, James Carr, Aretha Franklin,  Otis Redding, Percy Sledge, Wilson Pickett, The Box Tops, ecc.

Mise la firma anche per, I’m Your Puppett, (1966), per, James & Bobby Purify, in origine il duo era formato da James Purify e Robert Dickey (Bobby). Nel 1974, Ben Moore prese il posto di Dickey e adottò anche il nome di, Bobby Purify . Di questa canzone, Lou Reed disse che se l’avesse scritta lui, avrebbe poi smesso di comporre in quanto non sarebbe stato in grado di superarla. Nei libri di storia del soul & rhythm and blues, il duo viene menzionato più che altro per quel pezzo, poi poco altro, fino agli inizi di questo secolo, quando Dan Penn, animato dal recente successo di, Don’t Give Up On Me, canzone che da il titolo al disco di Solomon Burke, e stimolato da una atmosfera intima che avvolgeva il tutto, chiamò i due autori/musicisti/amici, Carson Whitsett e Hoy “Bucky” Lindsey, per creare altro materiale con le stesse intime caratteristiche.

In un primo tempo venne registrato come provino da Dan Penn, ma in seguito, ritrovato casualmente Bobby Purify mentre suonava ad una festa in Florida, decisero che sarebbe stato lui il cantante ideale per ufficializzare quel materiale. vennero organizzate le registrazioni, Dan Penn chiamò alcuni storici session man di Muscle Shoals, David Hood, Reggie Young, Jimmie Johnson, Spooner Oldham, e nel 2005 esce, Better To Have It. Il disco raccolse un certo successo di critica e pubblico, ma causa una progressiva cecità, Purify non poté andare in tour. Non volevano però che tornasse nel dimenticatoio, e gli fu offerto di far parte del glorioso gruppo gospel, The Blind Boys Of Alabama. Lasciò questa terra nel 2022.

Il disco tratteggia due facce della stessa medaglia, stessi pezzi, stessa atmosfera, sobria, intimista, ma ovviamente l’interpretazione vocale/strumentale ha sfumature diverse. Dan Penn , che è l’autore/produttore di, Better To Have It, ha eseguito le tracce (per quanto lo riguarda inedite perché erano dei demo), con una linearità da ballata, con quel suo riconosciuto accento pulito, sensibile e naturale, senza mai forzare le corde vocali per cercar di assomigliare ai soulman neroamericani, accompagnandosi, o con la chitarra acustica, o dalle tastiere di Carson Whitsett, o dal basso di Hoy “Bucky” Lindesy. Bobby Purify invece, da buon cantante nero, ha una vocalità calda, pastosa, circondata dai già citati musicisti di Muscle Shoals, i quali hanno egregiamente fornito un appoggio musicale mai sopra le righe e ben aderente al clima southern soul.

Il disco conta in totale venti pezzi, contiene un booklet di sedici pagine con una intervista a Dan Penn e foto.

Condividi: