Bogdana Trivak – Arpe di Orfeo
Tabula Fati Edizioni, 2021, Pagg. 224, Euro 13.00

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Mi sia concessa una breve premessa in apertura di questo primo articolo di recensioni di volumi di poesia.

Per convenzione, l’attività di recensione di opere di qualunque ambito artistico è rivolta alla divulgazione di lavori appena apparsi; tuttavia, mi è sembrato opportuno, in questo caso, abbracciare anche pubblicazioni edite in questi ultimi anni, che rispecchino criteri di particolare qualità poetica, distinguendosi in un panorama editoriale estremamente fluido e volatile e valorizzando gli autori e gli editori (specie quelli appartenenti al mondo delle piccole realtà specializzate) che salvaguardino un approccio di qualità verso la ricerca poetica, merce ormai sempre più rara.

È proprio partendo da quest’assunto che ho pensato di cominciare con questa raccolta di Bogdana Trivak, poetessa e scrittrice bosniaca trasferitasi in Croazia, apparsa due anni fa, per i tipi dell’editore Tabula Fati di Chieti.

Bogdana Trivak è un’intellettuale estremante eclettica, attiva in vari ambiti creativi, nonché infaticabile organizzatrice di cultura impegnata in diversi progetti di confronto fra tradizioni poetiche diverse, spaziando fra le varie sponde del Mediterraneo ed il resto del mondo balcanico. Proprio la lezione appresa dall’interscambio tra questi vari mondi poetici, è la base di partenza de l’Arpe di Orfeo, che presenta brani non solo in croato, ma anche in italiano (ormai la sua seconda lingua, per la frequenza con cui è presente nel nostro paese), in spagnolo ed in inglese, in un melting pot linguistico che le consente un grande gioco di varietà musicale ed una versatile ricerca sonora sul verso, del tutto originale.

La poetica di Bogdana Trivak, si distingue per la capacità di saper trarre spunto dalla quotidianità, riuscendo però ad oltrepassarne i limiti fisici, tramutandola al contrario in spunti di tracce trascendenti, accennate sotto forma di schegge, di frammenti che rimandano ad un oltre, che rimane però appena accennato, sfumato sullo sfondo, scemandone la possibile gravitas nella brevità del verso; da qui la versificazione della poetessa, si diluisce verso una conclusione più tenue, sfociando in un tono quasi da aforisma, che offre al lettore la possibilità di ricomporre i vuoti lasciati dai suoi scritti, in base alla propria sensibilità.

Del resto, la stessa predilezione dell’autrice per il verso breve ed un tono colloquiale, liberi da qualsivoglia schema, le permette di alleggerire la scrittura in un tono che stempera la profondità degli interrogativi sottesi alla sua ispirazione poetica introspettiva; così l’impostazione inizialmente sentenziosa, lascia il discorso aperto alle varie possibilità che l’artificio della parola possa offrire, cesellando il verso alla stregua di uno scultore, lavorando per sottrazione di materia alla ricerca delle parole giuste e solo di quelle, evitando scientemente la sovrabbondanza.

La poesia che ne deriva è volutamente enigmatica al suo fondo, ma al tempo stesso avvincente e stimolante per il lettore.

 

POESIE

Frutto

Ingravidata la parola

Dal significato nuovo

Il frutto che culla

Impregna persino l’ombra?

 

Ravvicinamento

Poeta cavaliere delle

Rotte cronotipiche

Un guardiano sei

Tra le nuove vie capillari

Quella giusta tu la sai?

Prima o poi

Anche le peggiori paure

Si rivelano

Inconsciamente, prima o poi.

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