Beograd – passato remoto
Episodio 18

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Ivo Andrić ci aspetta in cima alla scalinata che porta il suo nome. E’ inconfondibile con il suo soprabito grigio, la camicia bianca e la cravatta scura. Gli occhiali sono spessi nelle lenti e nella montatura. Ha la postura di chi ha passato la sua vita sui libri. La sua casa museo è appena a destra in alto della scalinata. Un ingresso riservato come lo è sempre stato Ivo Andric, anche quando la comunità internazionale lo premiò, nel 1957, con il Nobel della letteratura, uno dei Nobel meno contestati della storia. Nessuno, infatti, ha mai potuto discutere la grandezza di un libro come “Il ponte sulla Drina“. Certo un autore e un testo sempre meno conosciuti, ma chi non lo è nell’epoca dei calciatori, delle veline, degli influencer e dei vari cialtroni che ci assediano ogni giorno? Questo è uno dei casi in cui l’oblio è rispetto per lo scrittore che ha saputo raccontare sei secoli di storia passati da un ponte, quello sulla Drina appunto.

 

Ovunque nel mondo, in qualsiasi posto il mio pensiero vada o si arresti, trova fedeli e operosi ponti, come eterno e mai soddisfatto desiderio dell’uomo di collegare, pacificare e unire tutto ciò che appare davanti al nostro spirito, ai nostri occhi, ai nostri piedi, affinché non ci siano divisioni, contrasti, distacchi.“ Nei Balcani nulla è come sembra verrebbe da dire seguendo il pensiero del Nobel Andrić. Più che costruire ponti, in quella parte del mondo, gli uomini sembrano più interessati a distruggerli. L‘ultimo in ordine di tempo quello di Mostar abbattuto il 9 novembre del 1993 dalle cannonate delle milizie croato bosniache, esattamente 4 anni dopo la caduta del Muro di Berlino. Ma non divaghiamo e seguiamo il nostro ospite per le scale della sua casa museo.

L‘abbiamo già detto. La casa di Andrić è austera e curata. Ovunque libri, targhe, riconoscimenti. La pergamena e la medaglia d‘oro dell‘Accademia di Stoccolma. Le foto nelle tante città in cui ha avuto incarichi consolari. Ma per entrarci è molto faticoso. C‘è un custode, o meglio dovrebbe esserci ma non si trova mai. Gli orari di apertura sono scritti ma non rispettati. E per le chiavi? C‘è sempre il vicino, un po‘ come con l‘idraulico. Buon vecchio Ivo. Ti lasciamo tornare al tuo noioso piedestallo dove ormai guardi un po‘ stranito la tua città trasformarsi. A noi piace ricordarti con le tue stesse parole: „E così, tra il cielo il fiume e le montagne, una generazione dopo l’altra imparava a non compiangere troppo ciò che la torbida acqua si portava via; ché la vita è un miracolo impenetrabile perché si fa e disfà incessantemente, eppure dura e sta salda, come il Ponte

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