Beograd – passato remoto
Episodio 17

Condividi:

Good Morning, Vietnam” di Robin Williams venne dopo, nel 1987. Già negli anni Settanta, ogni mattina alle 7,15, Duško Radović lanciava, dagli studi di RadioB, al ventitreesimo piano della Beograđanka il suo “Beograde, dobro jutro”.

Cinque minuti di trasmissione, con la canzone “U ranu zoru” (Al mattino presto) di sottofondo. Cinque minuti dissacranti, irriverenti. Caustico contro il potere e l’establishment, ma anche contro i cittadini normali, senza risparmiare neppure sé stesso. Un giorno disse, suscitando enorme scandalo: “picchiate i vostri figli appena vi accorgete che cominciano ad assomigliarvi”. E alla morte di Tito commentò: “Se possiamo e dobbiamo fare a meno di Tito, possiamo anche fare a meno di molti altri”.

Ma ben prima della scomparsa del Maresciallo, Duško Radović era entrato nell’occhio del ciclone. Il Comitato centrale della Lega dei Comunisti lo censurò più volte. E più volte alti funzionari del partito minacciarono di far chiudere tutta RadioB. Fu così che Duško, non solo perché gravemente malato, decise di ritirarsi. Non voleva che tanti altri colleghi, se davvero avessero chiuso l’emittente, perdessero il loro lavoro. Ma la protesta popolare indusse uno dei “duri” del partito, Ivan Stambolić, a chiedere a Duško di riprendere le trasmissioni. Ma Duško fu irremovibile e rispose lapidario: “Sono il piccolo uomo della radio, ma non sono uno di quelli che si accendono e si spengono con un pulsante”.

Duško Radović morì il 16 agosto del 1984. Una folla immensa seguì il suo funerale per le vie di Belgrado. Duško il Gallo l’avevano soprannominato, un gallo dal becco lungo e appuntato con un occhio acuto, capace di cogliere le sfumature e di entrare in sintonia con la gente. Dal ventitreesimo piano della Beograđanka Duško aveva sotto tiro tutti i Palazzi del potere. Si legga bene, i Palazzi del potere, che i centri del potere, dove realmente si prendevano le decisioni importanti, come ho già scritto, stanno tutti sulla collina di Dedinje. Qui nel centro città, come nel centro di tutte le capitali, ci sono solo i luoghi che fanno la retorica del potere: Presidenze della Repubblica, Palazzi Reali, Parlamento. Non luoghi, vuoti contenitori di presunta democrazia. A Belgrado sono tutti racchiusi in poche centinaia di metri quadri: Palazzo del Presidente, Parlamento, Palazzo della Municipalità, sede del quotidiano Borba, sede dei Sindacati. Uno spazio eterotopico come avrebbe detto Paul Michel Foucalt.

Ma noi non abbiamo tempo per retori e predicatori. Abbiamo un appuntamento con la storia, almeno con un uomo che ha fatto la storia della letteratura europea.

Condividi: