Beograd – passato remoto
Episodio 15

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Scendi da Dedinje e vedi in filigrana tutta Belgrado. E poi l’orizzonte spazia verso la pianura Pannonica. E il confine della storia, quello dei due imperi in lotta per secoli. Quello che avevamo oltrepassato con l’autobus di linea per andare a Novi Beograd e a Zemun.

La discesa è lunga. Come se servisse tempo per riadattarsi al ritmo belgradese, al traffico che sulla collina è rado. Attraversi vialoni, poi incontri tornanti. Infine, sei giù, nella via delle ambasciate. O meglio nella via che attraversa il quartiere delle ambasciate. Che giustamente è ai piedi della collina ove si è sempre insediato chi conta.

L’ambasciata italiana è in una traversa. Esattamente in Birčaninova 11. I nostri uffici consolari uno stabile che fu edificato fra il 1924 e il 1926 per volere della regina Elena. Durante i conflitti balcanici, quando la Serbia era sotto sanzioni, la nostra legazione informalmente e non ufficialmente era l’unico contatto aperto col governo di Belgrado. Gli addetti all’ambasciata erano molto attenti a ciò che succedeva e specialmente a noi italiani. Uno in particolare agiva da mio angelo custode. Mi aveva preso in simpatia e cercava di estorcermi informazioni. Di solito mi invitava al bar del Moskva hotel. Un albergo di gran lusso costruito agli inizi del Novecento. Non potete ignorare la visita di questo monumento frutto del genio di architetti russi, viennesi e belgradesi. Rivestimento in ceramica, piastrellatura dal primo piano fino al tetto, facciata in maiolica a glorificare la Russia, una grande immagine del dio romano Nettuno: non si può dire che Belgrado, il secolo scorso, non sia stata attraversata da correnti culturali, artistiche e di pensiero le più varie e anche le più dissacranti. E anche come celebrità il Moskva ha fatto concorrenza allo Jugoslavjia Hotel: Albert Einstein, Robert De Niro, Alain Delon, Yasser Arafat, Luciano Pavarotti, Indira Ghandi, Frank Sinatra, Ray Charles Julia Roberts e tanti altri.

Si fuma tabacco bagnato e si elaborano intrighi bizantini” fa dire a un suo personaggio che passeggia nella hall del Moskva il grande romanziere Miroslav Krleža. E in un noir ambientato nella Serbia post Milosevic, un misterioso uomo avanza una proposta ad un padre disperatamente in cerca di soldi per la malattia del figlio: di diventare un killer. Non dico altro se non riportare il titolo per chi volesse vederlo: Klopkla.

Se torniamo al mio angelo custode dell’ambasciata ho poco da aggiungere. Era vicino alla pensione, forse un po’ troppo dedito all’alcool visto il gran numero di amari ungheresi che tutte le volte riempivano il nostro tavolo al bar del Moskva. Convinto che gli potessi dare chissà che informazioni, soprattutto che, non avendo fatto il servizio militare, fossi in debito col mio paese. Sbagliava sia per l’una e l’altra cosa. Non ho mai avuto notizie interessanti e sono sempre stato orgoglioso di non avere mai indossato una divisa, fiero del mio antimilitarismo. Ma forse lo sapeva pure lui. Semplicemente svolgeva col minimo sforzo la funzione per cui veniva pagato.

Uscendo dal Moskva hai di fronte la bussola di Belgrado. Davanti, appena spostati un po’ a destra i palazzi del potere serbo, sulla sinistra scendi verso Skadarlija, il quartiere bohemienne della città. Appena dietro alla fontana si apre la zona pedonale di Belgrado e alle spalle del Moskva dei giardini abbandonati al degrado e ai gatti randagi. Quasi una repubblica indipendente dei felini che ne hanno fatto una loro patria, una terra libera ove scorrazzare a piacimento con qualche persona di buon cuore che porta loro avanzi di cibo. Andando avanti sei sulla Ulica Karadjordjeva. Odore di burek, di dolci fritti, di gasolio venduto al mercato nero, la Ulica Karadjordjeva più che una strada sembra un caravanserraglio di umanità, come se tutti i derelitti del mondo si fossero dati appuntamento lì. Sale giochi e accattoni, friggitorie e venditori ambulanti, contadine serbe venute a vender uova e galline, giocatori delle tre carte, facce da galera e facce di gente per bene: se non volete sfuggire ai luoghi comuni siete nel posto giusto.

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